In un luogo non convenzionale dove pubblico e artisti condividono gli stessi spazi, due performer, l’uno svizzero, l’altro egiziano, si incontrano, si confrontano, si scrutano. E ognuno, dalla propria prospettiva, scopre il mondo dell’altro, con le proprie frustrazioni, paure, emozioni, inevitabilmente soggettive, inevitabilmente specifiche del proprio mondo.
Made in paradise svela, fin dal titolo, la volontà di comprendere e accettare l’altro, valicare le barriere fisiche e mentali: dalla visione attivista occidentale “made in” al “paradise” religioso dell’Islam. Lo spettacolo crea uno spazio condiviso con il pubblico che, parte attiva nella “scrittura” dello spettacolo, ha la possibilità di passare da un mondo all’altro, di mettersi in gioco nella relazione.